La biblioteca di vetro


Cominciò con un numero di telefono sbagliato, tre squilli di telefono cellulare nel cuore del pomeriggio e la voce all’apparecchio che chiedeva di qualcuno che non era lui. Molto (molto) tempo dopo, quando fu in grado di pensare a ciò che gli era accaduto, avrebbe concluso, che nulla era reale come qualcuno che rompe le balle per caso. Ma questo fu molto tempo dopo.
All’inizio, non c’erano che il corso e le sue conseguenze. La questione non è se si sarebbe potuto seguire tutto o se invece tutto fosse di per sé incomprensibile a partire dalla prima parola detta dal noto insegnante. La questione è il corso in sé: che abbia significato o meno, non spetta alla storia spiegarlo.
In quanto a Lord Candida, non serve dilungarsi su di lui. Chi fosse, da dove venisse e cosa facesse non ha molta importanta (e forse è meglio non saperlo). Sappiamo per esempio che aveva 28 anni. Sappiamo che un tempo era stato fidanzato, che era stato pigro e che ora la fidanzata l’aveva piantato per un ballerino di flamenco molto meno pigro. Sappiamo anche che scriveva dei libri. Per essere esatti, scriveva romanzi rosa. Questi romanzi li firmava con il nome di Emilia L’Amour e li produceva al ritmo di uno al mese; il che gli garantiva abbastanza denaro per comprarsi le caramelle.
Quello stesso pomeriggio il cellulare squillò di nuovo, una voce quasi metallica dal tono indefinito chiese “C’è jtheo?”, Candida subito rispose seccato che avevano di nuovo sbagliato numero e riattaccò. Poi prese a pensare che avrebbe potuto essere meno brusco con questo interlocutore, che avrebbe potuto convincerlo a leggere qualche libro o almeno a farsi fare un link al suo blog. Pensò inoltre che girare per New York a novembre con la camicia aperta, non era una gran bella idea.

Plagio dell’incipit di “Città di vetro” nella “Trilogia di New York” di Paul Auster.


13 responses to “La biblioteca di vetro”

  1. Non sei soddisfatto del corso? Salvo la mia scarsa partecipazione agli esercizi (non dovuta al docente) a me è piaciuto moltissimo, più di quello sul silenzio. Forse perché era “più pratico” o più intuitivo (sono una bestia legata alla logica lo so). E’ sempre un piacere assistere alle tue lezioni e lo dico sinceramente.

    ps
    Non ti riferivi mica al ballerino di flamenco? 😉

  2. Concordo in pieno con teo! A me e’ piaciuto molto da totale profano della scrittura ma da appassionato lettore. Tornero’ di sicuro……

    Dici che parlava del ballerino?

  3. io l’ho trovata una bella esperienza,
    beh,
    nonostante lo scoglio dell’esercizio di scrittura.
    ammetto di essermi sentita un pò spersa e fuori luogo;-)
    per il resto, molto interessante…

  4. Ho letto che il corso ha avuto quaranta partecipanti. Mi sembrano numeri da capogiro per un corso di scrittura creativa

  5. I corsi di Giulio sono sempre ottimi, è interessante sotto molti punti di vista, è spiritoso e mostruosamente colto. E’ un piacere stare ad ascoltarlo (magari un po’ meno fare gli esercizi 😉 )