Un segno (grafico) dei tempi

perché

La parola perché, sia come avverbio sia come congiunzione, richiede l’accento acuto e non grave Sant’Iddio; ma da dove caspita nasce questa moda di scriverla con l’accento grave? Stasera al TG de La7 hanno inquadrato uno stand (della IBM mi pare) con un orribile perchè. Fra parentesi, già che ci siamo: essendo acuto (l’accento) la pronuncia è chiusa e non aperta a mo’ di “Rana dalla Bocca Larga”.
Che una bestia come me si metta a fare la punta agli altri sull’ortografia mi pare un gran brutto segno dei tempi

Dubbi su altre parole accentate? Provate Wikipedia alla voce Accento o da Monica o sul mio preferito o sul dizionario, l’avete un dizionario sì?
Per tutto il resto c’è la Crusca.

[tags]ortografia, italiano, accenti[/tags]

9 thoughts on “Un segno (grafico) dei tempi”

  1. io sono d’accordo a priori con le battaglie futili ma di concetto, quindi ti appoggio in pieno 😀
    secondo me, comunque, il problema è che la gggente non ha idea di quale sia l’accento corretto e allora tanto vale usare la ‘è’, che sulla tastiera italiana non richiede nemmeno di premere lo shift 😉

  2. jTheo, è ovvio che si usa “è” per via della posizione privilegiata in tastiera rispetto a “é”.
    Il punto è che purtroppo, anche se hai ragione, hai pure torto.
    La lingua vive esclusivamente dell’uso che se ne fa, quindi “perchè” ormai è, in virtù della sua consuetudine, corretto tanto quanto “perché”.
    Saluti

  3. @Basguale: ennoi la ringrazziamo buntualmente e anzi ci preggiamo segnalarle anche guesta inizziativa

    @nnoia: eh si ma la pigrizia è un peccato, un peccato grave! 😀

    @teo: in linea di principio va bene ma quello che mi secca è che lo leggo soprattutto su giornali (e titoli di telegiornali) scritto da quei giornalisti che poi fai gli spiritosi sull’informazione di qualità (comincia a scrivere in italiano). In effetti non sbagliano il solo “perché” ma quello mi balza agli occhi per i miei trascorsi in teatro 🙂

  4. L’abitudine di scrivere “perché” e consimili con accento grave non è nuova, come qualcuno sembra suggerire nei commenti, ma vecchia come il proverbiale cucco, e proviene dalle stampe antiche in cui i caratteri costavano un occhio della testa. Tant’è che, fino ai primi anni del XX secolo, e se non sbaglio addirittura fino alla seconda guerra, era normale che “perchè” “poichè” ecceteraglia varia si trovassero, nelle stampe, con accento appunto grave.
    Ora che invece la stampa è divenuta un’operazione più agevole, e la videoscrittura rende possibile scrivere correttamente grazie ad un solo misero shift, siamo di fronte ad un ritorno degli accenti giusti. Addirittura negli ultimi anni si trovano sempre più libri che accentano “i” e “u” con accento acuto anziché grave. Di cotidiani e rotocacchi varî non val la pena parlare, ma i libri sì. Anzi: sí.

  5. @mEDia: prrrr 😉

    @Stefano: io di errori ne faccio a bizzeffe, fossero solo gli accenti, mi disturba di più veder sbagliare persone che con l’italiano ci campano (giornalisti, avvocati, etc)

    @Nikolaj: Grazie del commento, è bellissimo. Quel che non capisco è che quel cappero di shift lo sanno premere sui “cotidiani e rotocacchi vari” da quando hanno l’abitudine di mettere in maiuscolo le iniziali all’inglese (anche questa moda che va a periodi).

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