Mi vendo… un’altra distro ancora

Nel giorno in cui due amici rilasciano una nuova versione del frutto del seno sudore della fronte, insomma mentre questi due si ammazzano di lavoro, io li pugnalo alle spalle e abbandono la Arch, la distribuzione linux che mi ha accompagnato nell’ultimo anno e mezzo e che loro hanno tanto spinto qui in Italia. La arch è una distro interessante, semplice come una debian o una slackware, ottimizzata come una gentoo ma simpatica quanto una fedora, per farla breve è il tipo di cosa che uno dovrebbe evitare se ha già i nervi a fior di pelle.
Ogni volta che aggiorno un pacchetto critico (kernel, udev, initscript) chiamo a raccolta tutti i santi del paradiso e non per complimentarmi con loro, se ricompilo qualcosa c’è sempre una libreria fuori posto giacché l’autore non crede in LSB*. E’ come avere un Omega Speedmaster tutto smontato! (Ehm, Hoston… abbiamo “un problema”)**
Ma io sono stanco, non ho più voglia di andare sulla luna e questa settimana c’è un major upgrade del kernel e quindi passo a qualcosa di più semplice e accetto il consiglio di Ludo, passo a Kubuntu che sarebbe come la Ubuntu, ma con la K***

* E’ tipo uno standard che serve a passare da una distro all’altra senza avere la sensazione di essere finiti in un universo parallelo.

** Nella famosa missione Apollo 13 si dice (credo che lo racconti solo la Omega) che parte del salvataggio sia dovuto ai nervi saldi del pilota, ad un regolo calcolatore e all’Omega Speedmaster. Nel rientro i membri dell’equipaggio avevano dovuto calcolare (pare) i tempi di accensione dei motori per mettersi nella traiettoria corretta e poi con lo speedmaster avevano cronometrato il suddetto tempo. Io (che ho difficoltà a fare una divisione) posso solo immaginare questi, a corto di ossigeno, senza riscaldamento, con la febbre che con carta, matita e due legnetti che scorrono, risolvono sistemi di equazioni enòrmi e li odio.

*** Ricordo un’intervista di una decina di anni fa su Unix Review (o come cavolo si chiamava allora) ad uno degli sviluppatori di Motif che, interrogato sull’origine del nome di queste librerie rispose: “Perché non ha la X”. La FAQ al progetto riporta una spiegazione assai meno interessante.

4 thoughts on “Mi vendo… un’altra distro ancora”

  1. La Ubuntu l’ho provata su un vecchio laptop (Fujitsu-Siemens C-6555: PIII 600, 64 Mb RAM), si è praticamente installata da sola, è anche quasi stata in grado di riconoscere la PCMCIA di rete wireless.
    Poi però l’ho tolta, che 64 Mb di RAM son davvero troppo pochi ed era tutto troppo lento.

  2. Anzi, la PCMCIA l’ha anche riconosciuta e configurata e installata. Però poi non funzionava, ma non per colpa della Ubuntu, su quel pc lì non funziona nemmeno sotto win98 o win2000. Vaccaboia.

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